L'alégorie du bon gouvernement est fresque faisant partie d'une série peinte par d'Ambrogio Lorenzetti et placées sur les murs de la Sala dei Nove (la salle des Neuf) ou Sala della Pace (salle de la Paix) du Palazzo Pubblico de Sienne

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vendredi, 20 novembre 2015 00:00

M. Dondi, Storia della strategia della tensione (1965 – 1974)

 Mirco Dondi, Storia della strategia della tensione (1965 – 1974). Le bombe nei mezzi di informazione, Laterza, 2015.

Il testo ricostruisce i 6 episodi conosciuti come stragi nere che iniziano il 12 dicembre 1969 con piazza Fontana e terminano il 4 agosto 1974 con la strage al treno Italicus. Alcuni giorni dopo la bomba di Milano, il settimanale britannico “The Observer” parlerà, a proposito dell’Italia, di strategia della tensione, riferendosi non solo alle bombe, ma al modo in cui sono stati strumentalizzati, in precedenza, attentati e disordini sociali, chiamando in causa la stampa e i politici.La stagione dello stragismo, ignota agli stati dell’Europa occidentale, ha minato le istituzioni democratiche e la convivenza sociale, il tutto aggravato dall’impossibilità, tranne per due stragi, di arrivare alla punizione degli autori materiali nonostante il corso della giustizia si sia protratto, per piazza Fontana e per la strage di Brescia, fino al Secondo millennio.Negli anni Novanta, dopo la fine della guerra fredda, sono state riaperte indagini ed è stata istituita una commissione parlamentare d’inchiesta che ha lavorato per più legislature. Obiettivo: far luce sui mandanti, le complicità istituzionali e internazionali. A distanza di decenni, si è riusciti quantomeno a definire accertabili contorni di verità storica.Partendo da queste acquisizioni il testo ricostruisce gli episodi stragisti, soffermandosi, in particolare, sul loro impatto immediato. Che cosa fu raccontato dai politici e dai giornali? Quanto è stato grande lo scarto di verità tra ciò che è realmente accaduto e ciò che si è detto e scritto nei primi momenti?Si apre così, fra le varie testate, una lotta per convincere la popolazione su quello che sta succedendo. Gettare una bomba per poi montare la stampa è quello che raccomandano gli strateghi della tensione, gli uomini legati agli uffici della guerra psicologica, in contatto con giornalisti e direttori di giornali. Dopo piazza Fontana la stampa e i giornalisti diventano però sempre meno plasmabili, sempre meno al servizio di verità prefabbricate. Sarà proprio la progressiva autonomia dell’informazione una delle leve che contribuirà a sconfiggere i disegni di strategia della tensione.

 

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