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mardi, 23 février 2016 00:00

Alceste: una storia d’amore ferrarese

Eugenio Bolognesi, Alceste: una storia d’amore ferrarese. Giorgio de Chirico e Antonia Bolognesi, Fondazione Giorgio e Ida de Chirico, Maretti Editore, 2015.

Nel 1977, Maria Bolognesi (1903-1991) incarica sua figlia Rita Vallini e suo genero Giovanni Resca di occuparsi dello sgombero della casa di sua sorella Antonia, defunta da poco, in corso Isonzo numero 14 a Ferrara. Nella distribuzione dei mobili e delle suppellettili tra i parenti, viene rinvenuto un pacchettino contenente la corrispondenza personale ricevuta da Antonia durante la sua giovinezza: si tratta di un incartamento in velina ingiallita lasciato in un cassetto fino a un giorno del 2012 nel quale Giovanni Resca ed Eugenio Bolognesi (pronipote di Antonia) decidono di aprirlo.

 

Il pacchetto contiene un centinaio tra lettere e cartoline (ed alcune risposte in brutta copia) indirizzate da Giorgio de Chirico ad Antonia Bolognesi, all’epoca della loro relazione sentimentale, durata dal 1917 al 1919. A quei tempi Antonia Bolognesi era impiegata presso gli uffici della Provincia di Ferrara, mentre Giorgio de Chirico era soldato destinato dal distretto militare di Firenze al 27esimo reggimento di fanteria a Ferrara, dove passerà tre anni e mezzo (1915-1918) come scrivano addetto agli uffici di un comando militare.

La decisione di Eugenio Bolognesi di pubblicare il carteggio nel libro Alceste: una storia d’amore ferrarese consente innanzitutto agli storici dell’arte di risolvere la questione, aperta e dibattuta da lungo tempo, dell’identificazione del personaggio rappresentato nel celebre dipinto del 1918 Alceste. Il ritratto, eseguito proprio durante il periodo ferrarese dell’artista, raffigura una donna che, secondo il critico Maurizio Fagiolo dell’Arco, era Ernesta Tibertelli (la sorella di de Pisis)[1], mentre secondo Sandro Zanotto era l’amica ferrarese Maritza Mistri[2]. In realtà, nelle otto lettere e cartoline scritte tra il gennaio e il marzo 1919 nelle quali si accenna al quadro, l’artista afferma che la donna ritratta è proprio l’amata Antonia Bolognesi. Già il 23 gennaio egli infatti le scrive: “L’impressione del tuo ritratto è stata ottima riguardo a mia madre (la sola persona che l’abbia visto sin ora)”. Il 30 gennaio 1919 le invia il biglietto d’invito per l’esposizione: “[…]; peccato che tu non possa vederla! Vedresti il tuo ritratto (Alceste) troneggiare in mezzo le altre opere”. E ancora, il 5 febbraio: “L’esposizione va benone; il tuo ritratto ammiratissimo; l’ho intitolato Alceste”. E infine, il 18 febbraio: “C’è un collezionista di Roma che vorrebbe acquistare Alceste. Non ci siamo ancora messi d’accordo per il prezzo ma credo che finirà col decidersi”. Infatti, il 27 febbraio l’artista annuncia ad Antonia che “Alceste è stata acquistata da un collezionista di Roma”.

La pubblicazione del carteggio, peraltro, non è rilevante soltanto per gli studiosi dell’arte; esso permette infatti ai lettori di affacciarsi su un momento centrale della vita di de Chirico per scoprire da vicino non soltanto le sue fonti di ispirazione artistica, ma anche gli aspetti più intimi del suo carattere, le sue attenzioni nei confronti dell’amata, le sue difficoltà nel costruirsi una posizione economicamente stabile e nell’affermarsi nel mondo dell’arte, i rapporti con altri artisti dell’epoca (de Pisis e Carrà) e con il fratello Alberto Savinio.

Lo stile con cui l’artista si rivolge ad Antonia è immediato, affettuoso, ricco di spunti ironici che coinvolgono il lettore, rendendolo spettatore della vicenda privata di un personaggio pubblico. Ad arricchire l’apparato critico, numerose fotografie permettono di collocare i luoghi evocati nel carteggio nel contesto urbano di Ferrara.

Dal carteggio emerge innanzitutto la profondità del sentimento tra i due, che spinge de Chirico ad assumersi l’impegno del matrimonio una volta stabilizzata la sua situazione economica, la quale, in quegli anni, appare però ancora fortemente precaria:  “Tu lo sai che non sono ricco ma forse mi credi meno povero di quello che sono realmente; la guerra ha gravemente leso gli interessi della mamma; io con la mamma viviamo molto economicamente per forza maggiore; certo col tempo mi rimetterò in carreggiata ma capirai anche tu non sono cose che si realizzano in un paio di mesi” (lettera del 2 aprile 1919). Pochi mesi più tardi arriva una cattiva notizia: “La risposta che aspettavo dal mio mercante di Parigi non è come l’avrei desiderata: egli non vuole vincolarsi con un contratto così da lontano dopo quattro anni che i nostri affari sono stati interrotti […]. Quindi cade per me la speranza di poterti unire alla mia sorte il prossimo autunno come ardentemente desideravo e desidero” (lettera del 6 maggio 1919).

Al di là della questione economica, il rapporto epistolare tra i due innamorati è intellettualmente intenso e ricco: de Chirico rende partecipe Antonia delle sue relazioni con gli artisti contemporanei e con il fratello, nei confronti del quale mostra una forte attenzione e una grande sensibilità. Il 19 marzo 1919 de Chirico scrive ad Antonia: “Ti ho mandato la rivista La Vraie Italie; ho dimenticato di segnarti gli articoli ma li troverai facilmente; quelli di mio fratello hanno i titoli: Terza Italia e Littérature de Guerre”. Nella lettera del 14 luglio il pittore racconta poi con soddisfazione che “Alla fine di questo mese andrò forse per qualche giorno a Firenze ove il mio amico Soffici ha organizzato una galleria di pittura, galleria nella quale avrò il posto d’onore”. Non altrettanto armoniosi appaiono invece i rapporti con de Pisis definito, nelle due cartoline scritte nel marzo 1919, come “scocciatore”. E ancora, nella lettera del 25 marzo 1919, l’artista si scusa con Antonia per non essersi fatto sentire nei giorni precedenti attribuendo la colpa a “[…] quell’ossessionante di de Pisis; dopo colazione, mentre stavo lavorando nella mia camera, sento una voce nasale dietro l’uscio che mi chiamava «Giorgio, Giorgio»; […] non mi ha lasciato un momento […] ed ora l’avrò tra i piedi per almeno un mese; […] la cosa assume proporzioni drammatiche”.

Lo scorcio sulla vita dell’artista, attraverso il carteggio con Antonia, si chiude quando il padre di quest’ultima impone la fine della relazione, data la situazione economica del promesso sposo: “È sempre nostro parere di non opporre difficoltà qualora Ella dimostrasse chiaramente di essersi creata una posizione solida da permettersi di formarsi una famiglia tenendo presenti le odierne esigenze di vita. Ritengo quindi inopportuna la sua insistenza prima di avere raggiunto le condizioni su esposte” (lettera del 24 dicembre 1919).

Antonia continuerà a cercare de Chirico anche negli anni seguenti alla fine della loro relazione: nel libro sono pubblicate le numerose lettere da lei inviate a conoscenti, ad uffici comunali, ad alberghi alla ricerca (infruttuosa) del nuovo indirizzo del Maestro. Tuttavia la vita di quest’ultimo aveva nel frattempo preso pieghe ben diverse, che l’avevano condotto verso orizzonti di cui Antonia non faceva più parte.

 

Carolina Simoncini (Université de Poitiers)  

 

[1] M. Fagiolo dell’Arco, L’opera completa di de Chirico, 1908 – 1924, Milano, Rizzoli, 1984, p. 128.

 [2] S. Zanotto, Filippo de Pisis ogni giorno, Vicenza, Neri Pozza, 1996, p. 86.

 

Eugenio Bolognesi, Alceste: una storia d’amore ferrarese. Giorgio de Chirico e Antonia Bolognesi, Fondazione Giorgio e Ida de Chirico, Maretti Editore, 2015.

 En 1977 Maria Bolognesi (1903-1991) charge sa fille Rita Vallini et son beau-fils Giovanni Resca de vider la maison de sa sœur, décédée peu de temps auparavant, au 14 du boulevard Isonzo à Ferrare. Lors de la distribution du mobilier et des bibelots, l’on retrouve un petit paquet contenant la correspondance personnelle d’Antonia de l’époque de sa jeunesse. Le paquet, une grande enveloppe en papier pelure jauni, est conservé dans un tiroir jusqu’à un jour de 2012 où Giovanni Resca et Eugenio Bolognesi (l’arrière-neveu d’Antonia) décident de l’ouvrir.

Le paquet contient une centaine de lettres, cartes postales ainsi que quelques brouillons, adressées de Giorgio de Chirico à Antonia Bolognesi à l’époque de leur liaison sentimentale, de 1917 à 1919. À cette époque Antonia Bolognesi travaillait à la Province de Ferrare, alors que Giorgio de Chirico était soldat, envoyé par la circonscription militaire de Florence au 27ème régiment d’infanterie à Ferrare, où il restera trois ans et demi (1915 – 1918), en qualité d’employé aux écritures d’un quartier militaire.

La décision d’Eugenio Bolognesi de publier la correspondance dans le livre Alceste : una storia d’amore ferrarese permettra en premier lieu aux historiens de l’art de résoudre la question, ouverte et débattue depuis longtemps, de l’identification du personnage représenté dans le célèbre tableau peint en 1918 Alceste. Le portait, réalisé pendant la période où l’artiste a vécu à Ferrare, représente une femme qui, selon l’historien de l’art Maurizio Fagiolo dell’Arco, serait Ernesta Tibertelli[3], la propre sœur de de Pisis). Selon Sandro Zanotto, en revanche, il s’agirait plutôt d’une amie de Ferrare, Maritza Mistri[4]. En réalité, dans les huit lettres et cartes postales écrites entre janvier et mars 1919 et dans lesquelles il est question du tableau, l’artiste affirme que la femme représentée est Antonia Bolognesi, la femme qu’il aime. Le 23 février 1919 il écrit à Antonia : « Ton portrait à fait une très bonne impression à ma mère (la seule personne qui l’ait vu jusqu’à maintenant) ». Le 30 janvier 1919, il lui envoie une invitation pour l’exposition, et il regrette : « […] ; c’est dommage que tu ne puisses pas la voir ! tu verrais ton portrait (Alceste) qui trône sur les autres œuvres d’art ». Et encore, le 5 février : « L’exposition se passe très bien ; ton portrait est très admiré, je l’ai intitulé Alceste ». Et enfin, le 18 février : « Il y a un collectionneur d’art de Rome qui voudrait acheter Alceste. Nous ne nous sommes pas encore accordés sur le prix mais je crois qu’il finira par se décider ». Le 27 février l’artiste annonce à Antonia que « Alceste a été acheté par un collectionneur de Rome ».

Évidemment, la publication de cette correspondance dépasse, par son intérêt, le cercle des historiens de l’art, et elle permet de mieux connaitre un moment central de la vie de Chirico. Elle rend possible la découverte de certaines de ses sources d’inspiration artistique, ainsi que des aspects les plus intimes de son caractère, et de ses attentions envers la femme aimée. Elle illustre également les difficultés qu’il rencontre pour atteindre une situation économiquement stable et pour s’affirmer dans le monde de l’art ; il est aussi beaucoup question de ses rapports avec d’autres artistes de l’époque (de Pisis et Carrà) et avec son frère Alberto Savinio.

Le style avec lequel l’artiste s’adresse à Antonia est immédiat, affectueux, ironique et il confère au lecteur un véritable statut de spectateur de l’histoire privée d’un personnage public. L’appareil critique est par ailleurs enrichi de nombreuses photographies permettant de situer les lieux évoqués dans le contexte urbain de Ferrare.

De la correspondance émerge tout d’abord la profondeur des sentiments entre les deux protagonistes, une profondeur qui pousse de Chirico à s’engager dans une promesse de mariage lorsque sa position économique serait consolidée. Pendant cette période, cependant, sa situation est encore fort précaire : « Tu le sais que je ne suis pas riche mais peut-être me crois-tu moins pauvre que je ne le suis en réalité ; la guerre a porté atteinte de façon grave aux intérêts de maman ; maman et moi, nous vivons très modestement pour des raisons de force majeure ; certes, avec le temps, je me ressaisirai, mais tu comprends bien qu’il s’agit de choses qui ne se réalisent pas en l’espace de deux mois » (lettre du 2 avril 1919). Quelques mois plus tard, il est contraint d’annoncer à Antonia la mauvaise nouvelle : « la réponse que j’attendais de mon marchand de tableaux de Paris n’est pas celle que j’aurais souhaitée : après quatre ans que nous affaires ont été interrompues, il ne veut pas se lier à moi par un contrat, en étant si loin l’un de l’autre […]. Donc l’espoir de pouvoir t’épouser l’automne prochain comme je le souhaitais ardemment et comme je le souhaite encore s’évanouit » (lettre du 6 mai 1919).

Au-delà des difficultés matérielles, le rapport entre les deux amoureux est intense et riche sur le plan intellectuel. De Chirico partage avec Antonia l’état de ses relations avec les autres artistes contemporains et avec son frère, vis-à-vis duquel il est très attentionné. Le 19 mars 1919, il écrit à Antonia : « Je t’ai envoyé la revue La Vraie Italie ; j’ai oublié de te signaler les articles mais tu le trouveras facilement ; les articles de mon frère sont intitulés Terza Italia et Littérature de Guerre ». Dans la lettre du 14 juillet le peintre raconte, avec satisfaction, ses projets : « À la fin de ce mois-ci j’irai, pour quelques jours, à Florence où mon ami Soffici a organisé une galerie de peinture, dans laquelle j’aurai la place d’honneur ».

Les rapports avec de Pisis ne semblent pas être aussi harmonieux : dans les deux cartes postales, écrites en mars 1919, il est décrit comme « casse-pieds ». Et encore, dans la lettre du 25 mars, l’artiste s’excuse auprès d’Antonia de ne pas avoir donné de ses nouvelles, en rejetant la responsabilité sur « De Pisis m’obsède ; après le petit déjeuner, pendant que je travaillais dans ma chambre, j’entends une voix nasale derrière la porte qui m’appelle ‟Giorgio, Giorgioˮ, […] il ne m’a pas quitté un seul instant […] et maintenant je l’aurai dans les pieds pour au moins un mois […] la chose prend des proportions dramatiques ».

L’aperçu de la vie de l’artiste, à travers la correspondance avec Antonia, s’achève quand le père de cette dernière met un terme à leur relation à cause de la situation économique de l’artiste : « Nous serons toujours d’avis de ne pas créer d’obstacles si vous nous démontrez votre capacité à avoir une position économiquement solide, permettant de fonder une famille au vu des exigences de vie d’aujourd’hui. Je considèrerai donc comme inopportune votre insistance tant que vous n’aurez pas atteint ces conditions » (lettre du 24 décembre 1919).

Antonia ne cessera de chercher de Chirico bien après la fin de leur relation : dans le livre sont publiées les nombreuses lettres qu’elle adressa à ses connaissances, à des bureaux municipaux, à des hôtels dans la recherche (infructueuse) de la nouvelle adresse de l’artiste qui avait entretemps emprunté d’autres chemins, s’éloignant d’Antonia pour toujours.

 

Carolina Simoncini (Université de Poitiers)

 

[3] M. Fagiolo dell’Arco, L’opera completa di de Chirico, 1908 – 1924, Milan, Rizzoli, 1984, p. 128.

[4] S. Zanotto, Filippo de Pisis ogni giorno, Vicenza, Neri Pozza, 1996, p. 86.

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