L’Europa nella cultura italiana dal dopoguerra a oggi. Pensiero politico, letteratura, didattica

Convegno itinerante e pubblicazione

 

L’Europa nella cultura italiana dal dopoguerra a oggi.

Pensiero politico, letteratura, didattica

 

 

Organizzatori: Eleonora Conti (Liceo Torricelli-Ballardini di Faenza), Beatrice Laghezza (Université Paris 8 – Vincennes-Saint-Denis), Emmanuel Mattiato (Université Savoie Mont Blanc), Simone Paoli (Università di Pisa).

 

 

Scopo del progetto è riflettere sulle molteplici visioni dell’Europa che animano la cultura italiana del secondo Novecento e dei primi decenni del nuovo millennio, facendo dialogare tra loro le diverse prospettive di ricerca offerte dalla storia del pensiero politico, dagli studi critico-letterari e dalla riflessione sulla didattica scolastica e universitaria. Il progetto si articolerà in un convegno itinerante (Pisa, marzo 2026; Chambéry, ottobre 2026) i cui atti verranno raccolti in una pubblicazione in volume o in un numero monografico di rivista. Ciascuna delle due tappe del convegno sarà organizzata in tre sessioni – la prima dedicata al pensiero politico, la seconda alla letteratura, la terza alla didattica – di tre interventi l’una, per un totale di sei contributi di impostazione storico-politologica, sei di taglio critico-letterario, sei di riflessione sulla didattica. Le sezioni di ricerca prese in considerazione mirano a far emergere la trasversalità della questione e a individuare una serie di piste di lavoro comuni ai tre campi di indagine: oltre a prevedere momenti di discussione specifici per ciascuna delle sezioni, infatti, le due manifestazioni scientifiche di Pisa e Chambéry si concluderanno con una tavola rotonda il cui scopo sarà quello di problematizzare ulteriormente le suggestioni emerse nei dibattiti e identificare percorsi transdisciplinari di analisi e interpretazione.

 

 

1.      Europa e pensiero politico

 

La sezione dedicata al pensiero politico intende esaminare il modo in cui l’idea di Europa è stata tematizzata dalle principali culture politiche italiane dal dopoguerra a oggi, cogliendone l’evoluzione nel contesto dei più generali cambiamenti socioeconomici, politici e ideologici verificatisi nell’intero arco di tempo considerato. L’attenzione non sarà dedicata soltanto all’atteggiamento verso il processo di integrazione continentale ma, più in generale, all’Europa intesa come dimensione, spazio e concetto di civiltà e azione politica.

Il primo gruppo di culture politiche che verrà esaminato riguarda le tre principali famiglie politico-ideologiche della cosiddetta Prima Repubblica. In questo contesto, particolare risalto verrà dato al cristianesimo democratico, che, sulla base della propria impostazione e tradizione ideologica e nell’incontro con l’atlantismo, da una parte, e con il federalismo, dall’altra, seppe interpretare e rappresentare un’articolata e, spesso, avanzata proposta di europeismo; il fatto che il principale partito che a essa si richiamava, la Democrazia Cristiana, abbia giocato un ruolo chiave in tutti i governi di questo periodo fa assumere a tale cultura politica un’importanza centrale nello sviluppo della più complessiva scelta europea del Paese. Uno spazio significativo verrà riservato anche alla cultura politica marxista, sia nella sua versione comunista che in quella socialista. Inizialmente critici, per ragioni di orientamento socioeconomico e, soprattutto, di collocazione internazionale, il Partito Socialista e il Partito Comunista si diversificarono a partire dalla metà degli anni Cinquanta. Mentre il primo avviò un rapido processo di conversione europeista, il secondo mantenne un atteggiamento di opposizione, superato solo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta nel contesto di una profonda trasformazione degli equilibri internazionali e di un altrettanto profondo percorso di revisione politico-ideologica interna al principale partito della sinistra italiana; alla fine degli anni Settanta, la candidatura come indipendente nelle liste del Partito Comunista di Altiero Spinelli, figura di riferimento del federalismo europeo, alle prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento Europeo rappresentò la conferma e il culmine di questo originale percorso di ridefinizione della posizione del PCI verso l’integrazione europea e, più in generale, della sua proposta e identità politico-culturale. Rilievo, infine, verrà dato alla cultura politica liberale, sia per il ruolo che giocò attraverso le sue diverse declinazioni partitiche sia, soprattutto, per il peso che seppe esercitare attraverso le tecnocrazie nazionali. Da una parte, verrà così dedicata attenzione alla breve ma significativa esperienza del Partito d’Azione, i cui principali membri confluirono, dopo lo scioglimento, in una pluralità di formazioni partitiche, compresi il Partito Socialista, il Partito Socialdemocratico, il Partito Liberale, il Partito Repubblicano e, più tardi, il Partito Radicale. Dall’altra parte, invece, verrà dato conto delle istituzioni in cui il liberalismo ebbe una particolare influenza, a cominciare dalla Banca d’Italia.

Il secondo gruppo di culture politiche che verrà esaminato, invece, riguarda tre famiglie politico-ideologiche emerse o comunque, assurte a un ruolo da protagonista nel corso della cosiddetta, più breve Seconda Repubblica. Risalto, in questo contesto, verrà dato al leghismo, inteso come articolata e, per molti versi, originale commistione e confluenza di orientamenti politico-ideologici diversi e mutevoli. Caratterizzata da una retorica spesso critica verso l’Unione Europea e lo stesso processo di integrazione, la principale espressione politico-partitica di questo orientamento ideologico, la Lega Nord, ha tuttavia sostenuto iniziative e passaggi importanti della costruzione comunitaria; lo stesso concetto di Europa dei popoli e delle nazioni, sovente contrapposto all’Europa di Bruxelles, ha assunto, nel corso del tempo, connotazioni e caratteri diversi e, per certi versi, contraddittori. Attenzione, a sua volta, verrà riservata al cosiddetto populismo di sinistra e alla sua principale declinazione partitica: il Movimento Cinque Stelle. Caratterizzato da un atteggiamento generalmente critico verso le istituzioni e le principali politiche comunitarie, questo orientamento è sembrato comunque aperto alle ragioni dell’europeismo e dell’integrazione, pur non sposando mai idee di tipo federalista. Rilievo, infine, verrà dato al cosiddetto populismo di destra, a cui, in cui una certa misura, può essere ascritto Fratelli d’Italia. Dichiaratamente avversa all’Europa di Bruxelles e a prospettive di natura federale, questa famiglia politico-culturale e la sua principale articolazione partitica hanno comunque saputo adottare una certa duttilità, oltre a rimanere aperti a una prospettiva di carattere confederale.

 

 

2.      Europa e letteratura

 

La sezione dedicata alla letteratura intende esplorare il modo in cui l’idea di Europa viene tematizzata nell’immaginario letterario e culturale italiano dal dopoguerra a oggi, a partire dal momento in cui prende forma e si concretizza il progetto politico di una Europa unita.

Ciò significa confrontarsi innanzitutto con la polivalenza semantica del termine Europa: l’Europa intesa come personaggio del mito oggetto di eventuali riscritture e parodie contemporanee, e l’Europa considerata come realtà storica, geopolitica, sociale, culturale e morale. Da questa duplice accezione tematica scaturisce un’inevitabile polivalenza retorico-stilistica ed espressiva che invita a studiare le modalità attraverso le quali, in Italia, il codice letterario ha rappresentato e problematizzato l’uno o l’altro dei due significati del tema europeo.

Un altro aspetto al quale si vuole prestare attenzione è il modo in cui l’immaginario italiano contemporaneo articola la messa in scena dell’idea di Europa in rapporto ai referenti storici ed extraletterari che scandiscono il secondo Novecento e i primi decenni nel nuovo millennio: la Guerra Fredda, la politica del disgelo, il ’68, la caduta del muro di Berlino, il collasso del blocco sovietico, il progressivo allargamento del progetto europeo, le guerre jugoslave, l’introduzione dell’euro, la crisi dell’eurozona, lo spostamento a Nord del baricentro politico-economico dell’UE e la gestione delle crisi migratorie, la Brexit, la recrudescenza di movimenti e partiti euroscettici, antieuropei, populisti, il Covid, l’invasione russa dell’Ucraina.

Si intende inoltre affrontare la questione dei modelli filosofici, politico-sociali ed economici ai quali si riferiscono scrittori e intellettuali italiani quando trattano temi e argomenti attinenti all’Europa.

Infine, si vogliono censire e provare a interpretare gli elementi attraverso i quali scrittori e intellettuali del Bel Paese (nativi o d’adozione, nel caso degli scrittori migranti) prendono coscienza della loro identità/appartenenza/cittadinanza europea e il modo in cui questa coscienza europea ed europeista, o al contrario euroscettica, dialoga oppure entra in conflitto con la loro identità nazionale. La questione del rapporto fra piccole patrie e grandi patrie chiama inevitabilmente in causa la percezione che tali scrittori e intellettuali hanno degli altri paesi europei (e, per contrasto, la percezione che intellettuali e scrittori europei hanno dell’Italia).

Alla luce delle piste di ricerca appena menzionate, la tipologia di opere suscettibili di essere studiate in questa sezione è molto ampia. Senza alcuna pretesa di esaustività, e a mero titolo di esempio, si citano: i testi di argomento europeo scritti da Alberto Savinio a partire dal 1943 e nell’im


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